CONVEGNO DEL 26-27 MAGGIO 2001

Il principale tema discusso ha riguardato l'utilizzo del CCD in campo
fotometrico. Dopo avere passato in rassegna i principali sistemi fotometrici abbiamo
focalizzato l'attenzione su quelli per noi di maggiore interesse (UBV di Johnson e RI di
Cousins).Confrontando le bande passanti dei filtri con uno spettro cometario tipico
abbiamo visto come alcune tra le piu' intense emissioni gassose cadano nella zona visibile
dello spettro. La banda V risulta dominata dalle
emissioni del C2, anche se la banda Visuale (occhio umano) appare ancor meglio centrata
sulla piu' intensa emissione del C2 a 515 nm. Probabilmente
questa e' la causa (o una delle cause) della differenza sistematica che si osserva tra
magnitudini visuali e in banda V (Johnson). Nella bande R e I
il contributo gassoso e' minore. Le polveri sono invece presenti in tutte le bande.
Abbiamo poi passato in rassegna i filtri a banda stretta utilizzati in modo
specifico per la fotometria cometaria. In questo caso i filtri sono centrati su
particolari emissioni gassose e su regioni spettrali nelle quali e' presente solo luce
riflessa dalle polveri. I filtri adottati a livello amatoriale non corrispondono purtroppo
a bande standard ma sara' possibile comunque in futuro definire un sistema di
magnitudini e di opportune stelle di riferimento.Al momento il primo scoglio riguarda
comunque la standardizzazione delle tescniche osservative e di riduzione dati.
Il problema della magnitudine totale.
L'uso di CCD (con filtri e senza) per determinare la magnitudine totale, analogamente a
quanto viene effettuato visualmente, ha posto nuovi problemi
di omogeneita' di dati. A questo proposito Daniel Green ha gia' sollecitato l'ottenimento
di dati ottenuti in vario modo per chiarire il problema (misure di magnitudine con diverse
apertura di misura, diversi tempi di posa, con filtri e senza...). Nel nostro caso, dopo
il test comune di misura effettuato di recente, abbiamo scelto una strategia
apparentemente un po' piu' complessa, ma che potrebbe dare risultati interessanti. Abbiamo
verificato come la magnitudine integrata misurata in una cometa sia strettamente legata
alla porzione di chioma selezionata. Si e' quindi stabilito di effettuare piu' misure su
una stessa immagine utilizzando diversi valori di apertura (ricordo che l'apertura
riguarda il "diaframma" scelto per definire la porzione di immagine da misurare-
non e' l'apertura strumentale).
In fondo il metodo e' analogo a quello suggerito da aniel Green ma cin la differenza che
la scelta dell'apertura di misura non va effettuata in modo casuale ma andra' definita in
modo tale da inquadrare sempre la stessa porzione di chioma in km. Poiche' la distanza
Terra-Cometa varia continuamente si dovranno di volta
in volta selezionare valori differenti. Per facilitare la procedura preparero' un grafico
che riprotera' l'apertura di misura in primi d'arco in funzione di "Delta"
(distanza Terra Cometa in U.A.). L'uso di aperture quadrate o circolari, a seconda dei
programmi, non dovrebbe portare a grosse incertezze avendo la precauzione di misurare aree
(corcolari o quadrate) equivalenti; anche su questo vi daro' indicazioni piu' precise
appena possibile. L'unica accortezza sara' di porre sempre al
centro il falso nucleo.
Prendiamo in esame per il momento le riprese senza filtri:
Come stelle di confronto si seguiranno al momento due strategie parallele:
1) uso di stelle dal catalogo GSC, mediando i valori ottenuti da almeno 5-6 stelle. Non e'
un metodo molto preciso ma dovrebbe consentire di avere dati
abbastanza omogenei ed ha il vantaggio di essere applicabile praticamente su qualsiasi
immagine.
2) uso di magnitudini V stelle di tipo spettrale noto (F-G); in questo caso le stelle
potranno essere scelte in campi vicini a quello della cometa. Il metodo e' applicabile
pero' solo in serate con buona stablita' atmosferica. Anche in questo caso non operiamo
ancora in un sistema ottimale: le magnitudini V non sono infatti confrontabili con la
"banda passante" di un CCD senza filtro; lo scopo e' comunque al momento quello
di ottenere dati omogenei e non di convertire magnitudini "non filtrate"
in magnitudini in bande standard, cosa possibile per stelle "normali" ma
d'altra parte assai ardua da fare su oggetti come le comete ricchi di emissioni gassose.
L'uso di diverse aperture di misura (riferite a diametri standard in km sulla
chioma) e' una cosa nuova che non e' mai stata fatta e potrebbe forse fornire
qualche dato di un certo interesse, soprattutto seguendo le comete per un certo intervallo
di tempo.
Un secondo passo sara' di calibrare ciascun CCD per verificare come le immagini ottenute
senza filtri si avvicinino o meno alle diverse bande fotometriche (al riguardo l'articolo
messo nella mailing list da Martino fornisce gia' una panoramica molto interessante
sull'argomento). L'approccio e' comunque approssimato in quanto operando senza filtri la
banda passante e' larghissima ed e' senz'altro pesante l'effetto introdotto all'atmosfera
, sia osservando a diverse altezze sull'orizzonte, sia di sera i sera). Si possono quindi
certamente migliorare le cose, ma non fare miracoli. Volendo fare un passo avanti decisivo
l'uso di filtri standard (BVRI) e'
l'unica soluzione seria.
Prove strumentali
Nella notte sono state effettuate riprese sugli stessi oggetti con il telescopio da 40 cm
dell'Osservatorio di Cavezzo e con il 20 cm di Rolando.
Si e' potuto constatare che non sussistono effetti di tipo strumentale (come avviene
invece nel visuale) e a parita' di apertura di misura i dati dei due strumenti
corrispondono. E' una verifica importante e che conferma che con il CCD qualunque
strumento puo' fornire dati comparabili ad altri. E' stato inoltre ripreso uno dei campi
standard selezionati da Giovanni per la calibrazione delle riprese sia senza filtri che
con filtri BVRI.
Procedura di analisi
Angelo ha prospettato la possibilita' di automatizzare in futuro il metodo di misura
mediante un programma realizzato ad hoc. Questo oltre a facilitare le misure anche ai meno
esperti metterebbe al riparo da errori di tipo casuale. Esploreremo quasta possibilita',
forse non realizzabile in tempi brevi ma molto promettente.
Obbiettivi futuri
Oltre a standardizzare le tecniche osservative uno degli obbiettivi sara' quello di
effettuare nei prossimi mesi una calibrazione dei diversi CCD utilizzati, sia per riprese
senza filtri che con filtri standard. ... naturalmente miriamo anche a ritrovarci in
autunno (sia attorno ad un telescopio, sia attorno ad una tavola imbandita!) per
confrontare le diverse esperienze maturate.
Giannantonio Milani
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